Unioni civili e convivenza di fatto, primi risvolti nell’applicazione della normativa sul lavoro

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Il 5 giugno del 2016, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore il ddl Cirinnà, la legge 76/2016 che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze di fatto etero o gay prive di vincoli giuridici. La stabile convivenza può essere istituzionalizzata con la presentazione presso l’ufficio dell’Anagrafe comunale del modello di dichiarazione di residenza specificando che si tratta di "Convivenza per vincoli affettivi". Fino a poco tempo fa la legge garantiva alcuni diritti al convivente ma lo escludeva dal diritto ad usufruire delle agevolazioni lavorative, quali permessi e congedi, riservate al coniuge. Con l’intervento della sentenza della Corte costituzionale n.213 del 23 settembre 2016, il convivente di fatto rientra tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi previsti dalla legge 104/92. Nello specifico il convivente è tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con disabilità in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine di secondo grado. Il 27 febbraio 2017 l’INPS ha emanato la circolare n. 38 con la quale fornisce le istruzioni operative relative alla concessione dei permessi mensili e del congedo straordinario per assistenza a soggetti disabili, ai lavoratori dipendenti del settore privato, che siano parte di un’unione civile o una convivenza di fatto. In primis, l’INPS chiarisce che la parte di un’unione civile può usufruire di permessi ex legge n. 104/92 e del congedo straordinario ex art. 42, comma 5 D.Lgs. 151/2001. Invece, per quanto riguarda il convivente di fatto di cui ai commi 36 e 37 dell’art. 1 della legge n. 76/2016, che presti assistenza all’altro convivente, può usufruire unicamente dei permessi ex lege n. 104/92. La parte di unione civile e il convivente di fatto hanno diritto ad usufruire di tre giorni di permesso mensili retribuiti nei casi in cui prestino assistenza al coniuge, a parenti o ad affini entro il secondo grado, riconosciuti in situazione di disabilità grave. Entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Sia il convivente di fatto che le parti dell’unione civile non possono, però, fare la richiesta per l’assistenza dei parenti del compagno, in quanto tra la parte dell’unione civile e i parenti dell’altro non si costituisce un rapporto di affinità. Quali i requisiti di accesso al beneficio? Per accedere al beneficio è necessario che: il lavoratore, dipendente (anche se con rapporto part time), sia assicurato per le prestazioni economiche di maternità presso l’Inps; la persona che chiede o per la quale si chiedono i permessi sia in situazione di disabilità grave riconosciuta dalla Commissione Medica Integrata ASL/INPS; sussista la mancanza di ricovero a tempo pieno della persona in situazione di disabilità grave. Quale la procedura per presentare la domanda? In attesa delle implementazioni procedurali, i conviventi di fatto e gli uniti civilmente possono presentare domanda alla Struttura Inps di competenza. I moduli di domanda sono disponibili sul sito INPS nella sezione modulistica: SR08 – Domanda di permessi per l’assistenza ai familiari disabili in situazione di gravità; SR64 – Domanda di congedo straordinario per assistere il coniuge / la parte dell’unione civile disabile in situazione di gravità. Come inoltrare la domanda? Quest’ultima deve essere inoltrata all’INPS tramite PEC – Posta Elettronica Certificata o, in alternativa, raccomandata con ricevuta di ritorno o presentazione della domanda allo sportello. Nella domanda di beneficio, il richiedente deve dichiarare sotto la propria responsabilità lo stato di coniuge/parte di unione civile/convivente di fatto. In linea generale, con l’entrata in vigore della legge Cirinnà l’istituto dell’Unione Civile è entrato di diritto nel panorama normativo italiano producendo conseguenti effetti anche sul mondo del lavoro e della previdenza. L’ambito di applicazione del decreto è delineato dal comma 20 dell’art. 1 dello stesso in cui si precisa che ogni norma richiamata all’interno della legge Cirinnà o in qualsiasi contratto collettivo che faccia riferimento ai "coniugi", va applicata anche ad ognuna delle parti dell’unione civile. Con l’intervento della Corte costituzionale del 23 settembre 2016, invece, sono concesse maggiori tutele al Convivente di fatto.

Articolo a cura di Claudia Cavazzoni, C.E.O. di Archimede S.p.a. pubblicato sul quotidiano "La Voce di Reggio Emilia" il giorno 05 marzo 2017.