Industria 4.0, il valore legato alla capacità di gestire il flusso dei dati

Il modello Industria 4.0. Di cosa si tratta? Con questo termine ci si riferisce principalmente ad una serie di cambiamenti che intervengono sul modello di produzione di beni, modificando il processo produttivo. Sostanzialmente riguardano l’introduzione di soluzioni e avanzamenti tecnologici per ottenere un complessivo miglioramento del risultato sotto molteplici aspetti (velocità, flessibilità, sicurezza, competitività del prodotto ecc…). Il nuovo modello industriale si basa sulla totale gestione dei dati in termini di raccolta, analisi ed elaborazione. Pertanto con l’Industria 4.0 la creazione di valore per un’impresa è sempre più correlata alla capacità di gestire dati che provengono sia dall’interno che dal mondo circostante. Allo stesso tempo nuove competenze sono richieste ai candidati e ai lavoratori. E’ in questo scenario che acquisiscono importanza i professionisti della gestione e dell’analisi dei big data (grandi quantità di dati) e del settore del cloud computing (servizi localizzati online) e non solo. Infatti, in questo ambito la trasformazione digitale ha introdotto figure lavorative legate anche ai social network e al settore web. Ma quali le figure professionali maggiormente trainate dall’industria 4.0? Secondo il Sole 24 ore, i profili più rappresentativi emersi negli ultimi cinque anni sono: regulatory affairs, business analyst, Hse specialist, designer engineer, connectivity e cyber security specialist, business intelligent analyst, data scientist e data specialist. Con l’industria 4.0 e la trasformazione digitale sono cambiate anche le competenze richieste: sia le “hard skill” o competenze tecniche (quelle strettamente correlata alla mansione), che le “soft skill” (quelle non strettamente correlate al ruolo). Proprio quest’ultime hanno acquisito sempre più importanza nella selezione dei candidati. A tal proposito il World Economic Forum ha stilato la top 10 delle “soft skill” più richieste entro il 2020: flessibilità cognitiva; negoziazione; service orientation; capacità di giudizio e di prendere decisioni; intelligenza emotiva; capacità di coordinarsi con gli altri; gestione delle persone; creatività; pensiero critico; complex problem solving. Non basta quindi una laurea, un corso specialistico o un MBA a garantire un posto di lavoro, ma è necessario che le competenze trasversali, le caratteristiche personali dell'individuo che definiscono ciò che si è, siano in linea con l’offerta lavorativa.  E il futuro? Provando a tracciare una linea sulle tendenze future, ecco le 6 professioni che si stanno facendo strada: Sviluppatore di mezzi di trasporto alternativi, Nanomedico, Narrowcaster, Assistente sociale per social network, Agricoltore verticale, Personal brander. Altra tendenza del mondo del lavoro è quella di privilegiare figure professionali in grado di adeguarsi a forme di lavoro flessibili, di temporary management e di consulenza.

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Articolo a cura di Claudia Cavazzoni, C.E.O. di Archimede S.p.a. pubblicato sul quotidiano "La Voce di Reggio Emilia" il giorno 20 agosto 2017.