Lavoro e dintorni del mondo femmile

Sono ancora tanti i temi da affrontare legati al mondo femminile e alle problematiche relative alla situazione occupazionale. In Italia, gli stereotipi di genere, la struttura economica e l'organizzazione del lavoro sono strettamente connessi al ruolo etichettato alle donne nella nostra società, al tipo di welfare a cui hanno accesso e alle possibilità che hanno di entrare nel mercato del lavoro. Le donne italiane sono considerate come le primarie referenti e responsabili del lavoro domestico e di cura: secondo Eurostat le italiane dedicano più tempo di tutte le altre donne europee alle responsabilità familiari. Al confronto con l’Europa emergono dati tutt’altro che confortanti e questo pone un campanello d’allarme su alcuni importanti aspetti del panorama femminile, riconducibili all’istruzione, vita privata e occupazione.
L’Italia ricopre la penultima posizione per numero di Laureati tra i 35 paesi membri dell’Ocse (peggiore solo il Messico) e detiene la maglia nera sul fronte della spesa pubblica per l’istruzione in riferimento al 2014. In termini di genere, si evidenzia un forte divario nelle lauree dei settori scientifici, in cui è predominante la figura maschile. Questa minore presenza femminile, che nasce da pregiudizi e ragioni culturali, si proietta sul mondo del lavoro facendo sì che, nell’ambito delle competenze tecniche-scientifiche (competenze Stem: scienza, tecnologia, ingegneria, matematica), ci siano pochi sbocchi lavorativi per le donne.


La questione culturale incide fortemente sulla vita privata e sul tema della violenza sulle donne. Un sondaggio realizzato dalla Commissione Europea ha evidenziato che un nostro concittadino su quattro (donna o uomo che sia) ritiene che la violenza sulle donne possa avere delle attenuanti come l’abbigliamento, il tasso alcolico, le consuetudini sessuali. Non meno importante è il fatto che nel marzo scorso lo Stato italiano ha subito una condanna dalla Corte di Strasburgo per non aver adempiuto all’obbligo di “protezione delle donne vittime di violenza domestica”. Ancora oggi, infatti, le donne sono soggette a violenze dentro e fuori le mura, come raccontato in questi giorni dai diversi quotidiani e telegiornali. La cultura italiana deve ancora maturare e prendere consapevolezza.


Dati contrastanti invece per l’occupazione femminile che se da un lato si attesta al 49,1% (Istat), segnando il valore più alto dall’avvio delle serie storiche (dal 1977), dall’altro lato lo stesso dato è tra i peggiori se paragonato al resto d’Europa. Restando in Italia, il 49,1% è ancora lontano dal 66,8% degli uomini. Ben lontano è anche il 61,6% della media dell’UE. Nella partecipazione al mercato del lavoro incide molto il livello di istruzione, poiché il tasso di occupazione delle laureate è più del doppio rispetto alle donne con titolo di studio che raggiunge al massimo la licenzia media. Questo divario è ancora più netto se si tiene conto anche della variabile territoriale (nord – sud). Lo scenario resta tale anche se ci si sofferma ad analizzare la presenza delle donne alla guida di un’azienda. Sono solo poco più del 20% le aziende con un capo donna e a crescere sono soprattutto le imprese femminili guidate da una straniera, confermando come le differenze culturali influenzino le scelte occupazionali. Il problema per le italiane non è solo entrare nel mercato del lavoro, spesso anche la qualità del lavoro non è ai livelli degli uomini: a parità di situazione lavorativa vengono pagate meno (si parla di gender pay gap), sono più esposte al part time involontario e alla precarietà (Istat 2015) e fanno meno carriera anche se sono più formate.
Da tutto questo appare evidente che le azioni di sensibilizzazione verso la parità, pur presenti e ricorrenti, vanno ulteriormente rafforzate per accelerare il cambiamento in termini culturali e superare le resistenze e gli stereotipi.

Articolo a cura di Claudia Cavazzoni, C.E.O. di Archimede S.p.a. pubblicato sul quotidiano "La Voce di Reggio Emilia" il giorno 1 ottrobre 2017.