Le regole da rispettare per il lavoro nei giorni festivi

Questi giorni di festività sono un momento molto atteso. Ognuno li carica significati diversi suggeriti dall’età, fede religiosa o condizione familiare. Certamente per molti lavoratori rappresentano un momento di riposo supplementare senza dover rinunciare al compenso retributivo. Pochi giorni prima del Natale viene erogata la tredicesima mensilità e le ferie invernali che si intrecciano alle festività, dal Natale all’Epifania, sono diventate prassi comune.
L’elenco completo delle festività italiane, con obbligo di retribuzione ai lavoratori da parte delle imprese, compare nel 1949, viene perfezionato nel 1954 e negli anni successivi subisce ulteriori piccole modifiche. Sostanzialmente il riconoscimento di questo diritto nasce negli anni ‘50 e rappresenta, insieme alla cosiddetta gratifica natalizia e al Trattamento di Fine Rapporto, uno dei primi esempi di welfare, inteso come attenzione sociale verso il benessere dei lavoratori.
Attualmente le festività retribuite in Italia sono 12: il primo giorno dell'anno; il 6 gennaio, giorno dell'Epifania; il 25 aprile, anniversario della liberazione; il giorno di lunedì dopo Pasqua; il primo maggio, festa del lavoro; il 2 giugno, festa della Repubblica; il 15 agosto, giorno dell'Assunzione della B. V. Maria; il primo novembre, giorno di Ognissanti; l'8 dicembre, giorno della festa dell'Immacolata Concezione; il 25 dicembre, giorno di Natale; il 26 dicembre, festività di Santo Stefano e il giorno del Santo Patrono del comune di svolgimento dell’attività lavorativa.
Qualora il lavoratore presti la propria attività in un giorno festivo, ha diritto a ricevere la retribuzione relativa alla giornata ed in aggiunta la retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate con la maggiorazione prevista dal contratto collettivo di riferimento per lavoro festivo. Poiché la normativa di legge in materia di ricorrenze festive infrasettimanali integra un diritto assoluto di astensione dal lavoro, la prestazione di lavoro nelle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose non può essere imposta dal datore di lavoro ma deve avvenire in accordo con il dipendente, senza che tale principio sia derogabile in presenza di sopravvenute esigenze aziendali o per opera di una clausola del contratto collettivo.
Nel caso in cui una festività cada nella giornata di domenica, considerata di riposo, la festività viene considerata come "non goduta" e pertanto viene retribuita in aggiunta alla normale retribuzione spettante nel periodo di paga considerato.
Qualora, invece, la festività cada di sabato, per i lavoratori la cui prestazione è articolata su cinque giorni settimanali dal lunedì al venerdì, la festività non genera retribuzione aggiuntiva in quanto il sabato è qualificato come non lavorativo, feriale a zero ore, e non anche festivo.
Alle 12 festività di cui sopra, se ne aggiungono altre 5, soppresse nel corso degli anni ’70, che non danno più diritto ad un giorno di riposo, ma vengono comunque retribuite o sotto forma di permessi retribuiti aggiuntivi (32 ore annue per il giorno della festa di San Giuseppe; il giorno dell'Ascensione; il giorno del Corpus Domini e il giorno della festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo) o sotto forma di festività domenicale come nel caso del 4 novembre, spostata convenzionalmente alla prima domenica dello stesso mese.
Spostando lo sguardo verso le altre nazioni europee, ci si accorge che sono poche quelle che hanno un diritto del lavoro maggiormente favorevole; solo Spagna, Portogallo e Austria retribuiscono più festività (13/14) di quanto avvenga in Italia.
È bene ricordare che queste disposizioni riguardano solo i lavoratori con contratto di tipo subordinato.

Articolo a cura di Claudia Cavazzoni, C.E.O. di Archimede S.p.a. pubblicato sul quotidiano "La Voce di Reggio Emilia" il giorno 10 dicembre 2017.