Neo papà, raddopia il congedo: quattro giorni obbligatori

A partire dal gennaio 2018 la durata del congedo obbligatorio per il padre lavoratore passa a 4 giorni, ovvero 2 giorni in più rispetto a quelli del 2017. Il congedo di paternità obbligatorio è stato al centro di alcune interessanti modifiche tra il 2016 e il 2018: il legislatore infatti è più volte intervenuto in direzione di un richiamo alla condivisione della genitorialità tra padre e madre e all’equa distribuzione dei diritti individuali oltre che doveri verso il figlio. Il primo passaggio avviene nel 2016 con l’aumento da uno a due giorni obbligatori di congedo per il neo papà lavoratore, oltre all'introduzione, in via sperimentale, di un periodo di due giorni obbligatori e due giorni facoltativi. Per il 2017 la Legge di bilancio (ex-stabilità) aveva confermato i due giorni obbligatori, e non si era ulteriormente espressa per quelli facoltativi. Per il 2018 il periodo di congedo obbligatorio retribuito passerà da due a quattro giorni ed è previsto anche il congedo facoltativo di un giorno. Per quest’ultimo, il padre potrà usufruirne solo in alternativa alla madre in astensione obbligatoria. Ciò vuol dire che se il padre decide di usufruire del congedo facoltativo la madre dovrà anticipare il termine del congedo per un numero di giorni pari al numero di quelli fruiti dal padre. I giorni di congedo di paternità obbligatoria, fruibili entro e non oltre il quinto mese di vita del bambino, potranno essere usufruiti anche in contemporanea al congedo di maternità obbligatoria. A quali categorie di lavoratori spetta l’indennità? Possono accedere al beneficio i padri lavoratori dipendenti anche adottivi e affidatari, per eventi di nascita, adozione e affidamento dal 1° gennaio 2013 (come comunicato sulla circolare n° 40 dell’INPS). Quale l’ammontare dell’indennità? Al padre lavoratore che presenterà domanda di congedo di paternità è riconosciuto il diritto di astenersi dalla prestazione lavorativa per quattro giornate, sulle quali si avrà diritto non soltanto alla retribuzione piena ma anche alla contribuzione figurativa, ovvero ai contributi calcolati in misura piena, come previsto per una normale giornata di lavoro. Nella generalità dei casi l’indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro e successivamente conguagliata. Ci sono alcuni casi in cui è l’INPS a pagare direttamente il lavoratore, come previsto per l’indennità di maternità in generale (msg. INPS n 18529 e msg. INPS n. 28997).  Al variare di questi casi varia la procedura di accesso al beneficio. Nell’alternativa in cui l’indennità per il congedo di paternità è anticipata dal datore di lavoro e poi conguagliata, la richiesta per il congedo da parte del dipendente deve essere presentata per iscritto direttamente al datore di lavoro. Nella richiesta devono essere comunicate le date in cui il padre intende fruire dell’astensione dal lavoro, con un preavviso di almeno 15 giorni. Se il lavoratore desidera utilizzare i giorni spettanti in occasione della nascita del figlio, comunicherà la data presunta del parto. Nei casi in cui il pagamento dell’indennità di congedo spetti direttamente all’INPS, il lavoratore dovrà presentare richiesta per via telematica compilando il “modulo domanda congedo papà INPS” tramite il PIN dispositivo INPS (codice segreto che consente a tutti i cittadini di poter utilizzare i servizi online); in alternativa è possibile fare richiesta tramite Contact Center Integrato – n. 803164 oppure tramite Patronati. Il congedo di maternità o di paternità è un’indennità che lo Stato riconosce ai neogenitori per garantire al bambino il diritto ad un’adeguata assistenza. Le mamme e i padri lavoratori hanno entrambi il diritto ad assentarsi con modalità e tempistiche differenti. Vediamo in breve cosa prevede la legge nei casi obbligatori per la madre. Per le donne sono previsti diversi mesi di congedo obbligatorio, dovuti anche allo stress psico – fisico derivante dalla gravidanza e dal parto. Nello specifico è previsto un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro a partire dai due mesi precedenti la presunta data del parto e per i tre mesi successivi, per un totale di cinque mesi di congedo di maternità obbligatorio. A seguire il congedo di paternità e maternità, la legge prevede un ulteriore congedo chiamato “congedo parentale” o “maternità facoltativa”. Questa assenza, di carattere facoltativo, prevede una durata massima di dieci mesi (aumentabile fino a undici) cumulabili tra madre e padre per un massimo di sei mesi a genitore. Casi particolari riguardano il genitore solo (padre o madre) che ha la possibilità di astenersi per un periodo di tempo non superiore a dieci mesi e il padre lavoratore che può usufruire dei sette mesi, nel caso si astenga da lavoro per un periodo non inferiore ai tre. Il congedo parentale è solo parzialmente retribuito fino ad un massimo di sei mesi (complessivi tra i due genitori) e, dal 2015, può essere usufruito anche in modalità oraria sino ai 12 anni di età del figlio.

Articolo a cura di Claudia Cavazzoni, C.E.O. di Archimede S.p.a. pubblicato sul quotidiano "La Voce di Reggio Emilia" il giorno 11 gennaio 2018.