Crolla il contenzioso per licenziamenti e contratti a tempo determinato

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In forte calo le cause relative ai rapporti di lavoro, soprattutto quelle legate ai contratti a tempo determinato e ai licenziamenti. La diminuzione dei contenziosi si deve principalmente alle riforme della Legge Fornero e a quelle del Jobs Act. Quali i numeri di questo fenomeno? Il trend di forte riduzione è iniziato nel 2013 a seguito dell’introduzione della legge Fornero, e continuato con maggior vigore tra il 2015 e il 2016 grazie al Jobs Act. La flessione è stata così importante che nel 2012 le vertenze relative ai contratti a termine erano 8.019 e nel 2016 solo 1.246. Il crollo deciso ha caratterizzato anche il 2017. Negli anni dal 2012 al 2016 le cause di lavoro del settore privato in Italia sono scese del 33% e le controversie sulla cessazione del rapporto di lavoro del 69%. La ragione è da ricercarsi nella giusta applicazione di quelle norme che hanno ridotto le incertezze interpretative e stabilito dei tempi certi entro i quali esercitare le azioni. Tra queste, la legge Fornero ha avviato un processo di miglioramento e allineamento del tasso italiano di contenziosi di lavoro agli standard dei maggiori Paesi europei. In che modo? Limitando drasticamente la discrezionalità dei giudici nel disporre la reintegra e fissando dei termini precisi (da 12 a 24 mensilità) per quanto riguarda il risarcimento al lavoratore. Inoltre, l’introduzione di queste norme ha diminuito anche il rischio di esposizione economica delle aziende in caso di risarcimento, qualora il procedimento si fosse protratto per molti anni. In sintesi, è stata ridotta la posta in gioco, rendendo più semplice la conciliazione giudiziale. Ulteriore semplificazione è stata fornita dal c.d. Decreto Poletti (dl 34/2014, poi convertito nella legge n. 78 dello stesso anno), che ha rimosso la causale dai contratti di somministrazione e di lavoro a termine. La causale, che serviva a giustificare la firma di un contratto a termine, non offriva nessun valore aggiunto al lavoratore ma creava incertezza, aumentando le cause in tribunale dall’esito imprevedibile. Grazie alla rimozione della causale, sostituita con criteri oggettivi, sono stati ridotti i contenziosi, ricreando un clima di fiducia per i contratti a termine e quelli in somministrazione, caratterizzati da una maggiore flessibilità. Parallelamente è stato definito anche il sistema della percentuale massima di utilizzo del contratto a termine (20% dei lavoratori) e introdotto un regime sanzionatorio che prevede ammenda amministrativa per gli sforamenti. Importante citare anche il c.d. collegato lavoro (legge 183/2010) che ha sicuramente avuto un impatto decisivo sul tema del contenzioso contribuendo ad eliminare le liti attivate a distanza di anni dalla conclusione delle vicende. Con questo provvedimento infatti, sono stati imposti termini certi e stringenti per l’attivazione di cause in materia di lavoro flessibile, collaborazioni, esternalizzazioni e licenziamenti. Infine il Jobs Act ha contribuito alla riduzione del contenzioso grazie ad una maggiore chiarezza delle regole. Le norme del Jobs Act hanno chiarito alcuni punti sulle tipologie contrattuali, diminuito la spazio interpretativo del giudice e semplificato la conciliazione, rendendo di fatto più rischioso il contenzioso. Un contenzioso che diventa maggiormente prevedibile in termini di impatto economico sia che una sentenza risulti favorevole che sfavorevole. In conclusione, si può affermare che questo drastico calo dei conteziosi è il sintomo di un cambiamento culturale del nostro Paese, che contrasta eventi che fino a qualche anno fa generavano quasi automaticamente una controversia giudiziale.

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