La ripresa del mondo del lavoro continua in Italia, ma da mesi la domanda di lavoratori non trova riscontro nell’offerta e le imprese, senza la forza lavoro necessaria, rischiano di rallentare la loro ripartenza.

Secondo Unioncamere e Anpal a ottobre le aziende ricercavano oltre mezzo milione di lavoratori, 114mila in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Un fenomeno che si prolungherà nei prossimi mesi dato che diversi settori necessitano decine di migliaia di lavoratori: il settore meccatronico richiede 93mila posti, la metallurgia 68mila e l’area costruzioni 52mila. Le qualifiche ricercate, tuttavia, scarseggiano soprattutto per queste posizioni.

Perché l’offerta non soddisfa la domanda?

Attualmente le professionalità “introvabili” sono i laureati in Ingegneria Industriale ed Elettronica oltre ai diplomati tecnici negli indirizzi elettrico, edile e meccanico. Questo perché, secondo Giulia Amico di Meane, global director della Talent Garden Innovation School, in Italia permane un grave gap tra ciò che necessita il mercato e l’offerta formativa di scuole e Università.
Risulta difficile da reperire anche la manodopera per i cantieri, per il settore ambientale e quello informatico, a cui si aggiunge la necessità di tornitori, fresatori, cuochi e camerieri.

Il mondo della ristorazione, spiega Luciano Sbraga, responsabile del Centro Studi di Fipe-Confcommercio, soffre ancora le conseguenze della Pandemia. Nel 2020, infatti, 116mila dipendenti di questo settore si sono licenziati per trovare occupazioni ritenute più sicure, dalla logistica alla distribuzione. A ciò si somma la diminuzione di lavoratori immigrati dato che, a causa del Covid-19, molti sono tornati a casa, e la diminuzione di giovani intenzionati a lavorare in attività di ristorazione, come denuncia lo chef Alessandro Borghese.

La difficoltà nel reperire dipendenti per la propria attività si è acuita in parte anche a causa del Reddito di Cittadinanza: firmare un contratto di assunzione non sempre rappresenta un vantaggio dato che c’è chi arrotonda con un impiego in nero. Così come permane la fuga di cervelli, che spesso permette ai nostri giovani talenti di trovare all’estero stipendi ben più alti dei colleghi rimasti nel Belpaese. Entrambi questi fenomeni, comunque, rimangono marginali rispetto al problema generale dei lavoratori mancanti sottolinea Rosario Rasizza, presidente di Assosomm, l’Associazione delle agenzie per il lavoro.

Dall’analisi di tutte le ragioni che spiegano la situazione attuale emerge un dato inequivocabile: nei prossimi mesi sarà necessario trovare una soluzione al gap tra le richieste del mondo del lavoro e l’offerta di chi si propone per un impiego, dato che ormai il mismatch tra loro ha superato il 50%.