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sul mondo del lavoro

Assunzioni: le cifre del primo quadrimestre 2021

I dati forniti da Ministero del Lavoro e Banca d’Italia confermano che tra gennaio e aprile il saldo tra attivazioni e cessazioni è positivo per 131mila posizioni di lavoro, a fronte delle oltre 230mila perse nello stesso periodo dell’anno precedente, anche se rimane molto da fare per ritornare alle cifre pre-Covid.


Com’è iniziato il 2021 per i lavoratori?


I settori più sofferenti in questo periodo sono i servizi privati e il turismo, dove è l’occupazione femminile ad aver subito un rallentamento più severo. Il settore che invece mantiene i livelli di assunzione in linea con il mercato pre-Covid è quello manifatturiero e delle costruzioni, da cui deriva l’80% dei nuovi posti di lavoro del primo quadrimestre. I primi mesi dell’anno, forse anche a causa dell’incertezza portata dal Coronavirus, hanno segnato una brusca interruzione del miglioramento del mercato del lavoro, trend tornato in positivo con l’arrivo della bella stagione e l’assestamento della situazione sanitaria. Senza pandemia si calcola che oggi ci sarebbero 500mila nuovi post di lavoro in più a tempo determinato, mentre per gli impieghi a tempo indeterminato il rallentamento è calcolato intorno ai 100mila posti di lavoro.


Il blocco dei licenziamenti è stato utile?


Il blocco dei licenziamenti si è dimostrato una misura adeguata ai mesi difficili che ha affrontato il nostro Paese. Dalla sua entrata in vigore nel marzo 2020 si stima che siano stati mantenuti 240mila posti lavoro l’anno scorso e 120mila nei primi quattro mesi del 2021, andando ad abbassare persino la quota media di contratti conclusi tra il 2014 e il 2019. Ciò nonostante, come ha analizzato la Commissione Europea nelle sue raccomandazioni di primavera, questa misura avvantaggia principalmente i lavoratori a tempo indeterminato, non offrendo un supporto massiccio a somministrati e stagionali o a chi ha un contratto a tempo determinato.

Le novità del mondo del lavoro post Covid-19 in Italia: cosa, chi e come

Cos’è cambiato?

Tante cose si sono trasformate a causa del Covid-19 e il mondo del lavoro non fa eccezione. Si sono modificati l’approccio alla propria mansione, le modalità di attività, le necessità del mercato in base alle nuove esigenze dei consumatori. L’economia ha fatto emergere il bisogno di nuove professioni e ha aumentato la richiesta di alcune già esistenti.


Chi sono i più richiesti?

LinkedIn, il social network dedicato al mondo del lavoro e dei professionisti, ha analizzato i dati relativi alle offerte di lavoro pubblicate sulla sua piattaforma tra febbraio e marzo di quest’anno per stilare la classifica dei ruoli lavorativi più richiesti dal mercato nel nostro Paese.
In Italia i più ricercati dalle aziende sono sviluppatori e ingegneri del software insieme a tutto il settore dell’It services e del corporate service. A seguire si trova il settore delle costruzioni, il legale, il manufacturing e i lavori legati all’ambito hardware e networking.


Dal lato opposto di chi cerca lavoratori si pone chi offre le proprie competenze e talenti.
Secondo l’indagine di LinkedIn, i ruoli in crescita sono quelli dei Javascript Developer, degli addetti al back office e del settore delle vendite insieme ad account manager, architetti e mechanical design.
Aumenta anche il numero degli agenti immobiliari e delle figure protagoniste del digital: ingegneri software, web, full stank engineer, system engineer e sviluppatori back end.


Come sono cambiate le esigenze dei lavoratori?

Nel nostro Paese LinkedIn ha svolto un ulteriore ricerca, grazie a Censuswide, dal titolo Workforce Confidence Index. L’obiettivo dell’indagine è evidenziare il cambiamento dell’approccio al lavoro causato dalla pandemia.
Dai risultati emersi dallo studio emerge che gli italiani non ritengono che la retribuzione sia un fattore imprescindibile da valutare per definire un lavoro di qualità o meno, dato che non svetta sul podio dei requisiti per un lavoro ideale.
La flessibilità di orari e luogo dell’attività, invece, sono considerati molto importanti.
Nella classifica delle nuove priorità si colloca anche una voce strettamente legata alla precedente: l’equilibrio tra vita personale e lavorativa, il cosiddetto worklife balance.
A seguire si trova la possibilità di creare relazioni professionali capaci di portare beneficio al lavoratore, apportando un valore aggiunto alla sua vita.
In un mercato sempre più liquido è ritenuto indispensabile anche svolgere un impiego che permetta di acquisire competenze riutilizzabili in altri contesti e occupazioni.
Guadagnano infine importanza anche la cultura aziendale rispetto alle tematiche ambientali e l’impatto sociale della propria impresa.

Le nuove professioni: come trovare quella giusta per la propria attività

La digitalizzazione comporta la nascita di nuove figure professionali, personale capace di sfruttare le ottime opportunità fornite dalla tecnologia. Sempre più spesso, anche in Italia, compaiono impieghi come per esempio CPO, Chief IoT Officer, Chief Happiness Officer, Automation Architect: ruoli che rispondono ai cambiamenti di un mondo del lavoro in cui le aziende più visionarie, per raggiungere i loro obiettivi, cercano o sviluppano ruoli professionali su misura per le proprie esigenze.


Una volta compreso di cosa si ha bisogno, come è possibile trovare il proprio talento?


Talvolta ciò di cui si ha bisogno è già a portata di mano. Prima di iniziare una ricerca all’esterno, è bene valutare i dipendenti che già lavorano nella propria impresa. È possibile che alcuni di loro presentino già le caratteristiche perfette per ricoprire il ruolo che si desidera, bisogna solamente motivare il lavoratore a impegnarsi nella nuova mansione e aiutarlo nel rafforzare le skills richieste. Nel caso in azienda manchino le figure necessarie, ci si può rivolgere alle agenzie interinali per selezionare i candidati più promettenti. Data la recente comparsa di questi ruoli, o la loro creazioni ad hoc, per capire come scovare l’esperto di cui si necessità, è utile affidarsi ad esperti che attivino una ricerca ad ampio spettro. Per non limitare l’indagine solo a chi si riconosce nel titolo richiesto, è bene concentrarsi anche sulle soft skills e sulle caratteristiche basilari del nuovo professionista. In questo modo si potranno valutare persone che attualmente svolgono un altro incarico, eppure coincidono perfettamente con le necessità della propria società.


Dall’assunzione alla crescita professionale


Che la risorsa si sia trovata all’interno dell’impresa o che la si abbia assunta ex novo, rimane importante capire come retribuire una figura che non sempre ha un percorso di carriera definito. Per questo è opportuno sviluppare un piano di crescita professionale ed economica che si sviluppi nel tempo, così da mantenere sempre alta la motivazione del proprio nuovo talento.

Decontribuzione sud 2021: com’è stata modificata

La Decontribuzione Sud 2021, che esonera dal versamento del 30% dei contributi previdenziali i datori di lavoro privati, presenta alcune differenze rispetto all’omonimo provvedimento del 2020, tra cui un’interpretazione più coerente della norma per i lavoratori somministrati.

Quest’anno il provvedimento esclude la Sicilia dalle regioni protagoniste degli sgravi, mentre continua a comprendere Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campagna, Molise, Puglia e Sardegna. Inoltre, limita il numero di soggetti che possono beneficiare delle agevolazioni. Sono esclusi:

- gli enti pubblici economici

- gli istituti autonomi di case popolari

- gli enti trasformati in società di capitali

- le ex istituzioni pubbliche

- le aziende speciali

- i consorzi di bonifica

- i consorzi industriali

- gli enti morali

- gli enti ecclesiastici

- le imprese operanti nel settore finanziario

 
Il punto focale del cambiamento: i lavoratori somministrati

La differenza fondamentale tra l’anno scorso e il 2021, tuttavia, sta nel trattamento dei lavoratori somministrati. Nel 2020 coloro che erano occupati grazie ad un’agenzia interinale potevano usufruire della decontribuzione solo se questa aveva sede nelle regioni comprese dal provvedimento. In questo modo era possibile, per le aziende con sede nel Nord Italia, affidarsi ad agenzie del Mezzogiorno per occupare lavoratori con uno sconto del 30% sui contributi; mentre per le imprese del Sud che si affidano ad agenzie non presenti nelle regioni previste dalla legge, era impossibile usufruire degli sgravi fiscali. Questa particolarità della Decontribuzione Sud aveva provocato accese proteste tanto che, a seguito di un ricorso al Tar del Lazio, lo scorso 15 marzo erano stati sospesi i provvedimenti dell’Inps.

La nuova Decontribuzione Sud

La Decontribuzione Sud 2021 è stata aggiornata a seguito di un’interrogazione dell’onorevole Antonio Viscomi in commissione Lavoro della Camera, a cui ha risposto Rossella Accotto, Sottosegretaria al Lavoro. Ora per poter accedere all’esonero del parziale pagamento dei contributi previdenziali, farà fede la sede dell’azienda utilizzatrice e non dell’agenzia per il lavoro. In questo modo tutte le aziende presenti nelle regioni elencate nel provvedimento potranno ottenere lo sconto del 30% sui contributi dei loro lavoratori somministrati, a prescindere dall’agenzia interinale a cui sono legati.

Il recupero del beneficio pregresso

Per tutte le Agenzie di somministrazione che, a causa della pregressa definizione della legge, non hanno potuto usufruire dello sgravo fiscale, Inps ha spiegato nel messaggio 1914 del 13 maggio 2021 come recuperare la Contribuzione Sud pregressa. Così si potrà ottenere i benefici non riconosciuti da ottobre 2020 a marzo 2021.

Il pacchetto retributivo per i manager: istruzioni per migliorare la propria impresa

La gestione dei propri dipendenti è un elemento fondamentale per la crescita di un’azienda. Per questo motivo è importante l’attività dei manager, che a loro volta devono essere motivati a perseguire al meglio gli obiettivi di business dell’impresa. Soprattutto nelle situazioni complesse e nelle fasi di cambiamento organizzativo, il manager deve essere in grado di trasmettere la giusta fiducia per raggiungere i traguardi di business. Uno degli strumenti per incentivare il manager è il pacchetto retributivo. Eccone gli elementi principali. 

Le caratteristiche di un pacchetto retributivo

Le differenze tra la retribuzione (RAL) e pacchetto retributivo spesso rivolto ai manager, si possono sintetizzare in queste caratteristiche:

  • una retribuzione fissa maggiormente differenziata. Questo implica che, anche tra manager di pari livello, viene riconosciuta la maggiore professionalità e il raggiungimento degli obiettivi rispetto a colleghi che conseguono risultati non adeguati alle aspettative e alle necessità dell’azienda.
  • una retribuzione variabile che ha un maggior peso nel pacchetto retributivo, poiché l’attività manageriale impatta direttamente sulle strategie aziendali.
  • gli strumenti di incentivazione, che possono essere articolati in sistemi di breve termine (come per esempio: MBO o Scorecard) o di medio-lungo termine (attraverso piani azionari o monetari).
  • il pacchetto dei benefits (che comprende i sistemi previdenziali, le coperture assicurative, i pacchetti sanitari aggiuntivi a quelli previsti da contratto, i flexible banafits e tanto altro) così come i perquisites (e quindi auto, pc, smartphone ect…) sono più ampi, ricchi e personalizzabili di quello degli altri lavoratori.

In base all’importanza del ruolo manageriale o alla criticità del suo lavoro, si può scegliere di attivare anche patti di stabilità (per evitare che il manager lasci l’azienda in un determinato arco temporale), patti di non concorrenza (importi elargiti per evitare che operi per società concorrenti) o anche i “golden parachute” (somme erogate al manager nel momento in cui l’attività decide di interrompere il rapporto di lavoro in base a cause specifiche).


Come costruire un pacchetto retributivo

 

Gli strumenti sopra elencati vanno utilizzati tenendo conto di alcuni aspetti importanti. La retribuzione deve essere competitiva: deve quindi definire il posizionamento del manager e dell’azienda e strutturare attentamente il rapporto tra retribuzione fissa e variabile, così da limitare l’attrattività di offerte di lavoro terze. Inoltre, è necessario trovare il giusto equilibrio nell’investimento della società per ottenere le migliori prestazioni del manager, senza che percepisca come scorretta la sua incentivazione in confronto ai risultati complessivi raggiunti dall’impresa anche grazie al proprio lavoro.


Il segreto del perfetto pacch
etto retributivo

 

Costruire il pacchetto retributivo su misura per i propri manager risulta utile solo se loro sono in grado di percepirne l’effettivo valore. Questo si ottiene attraverso una corretta e personalizzata comunicazione che chiarisca le logiche di politica retributiva aziendale. In questo modo il manager capirà l’effettivo posizionamento della società nel mercato, quali sono i criteri di retribuzione e meritocrazia e quali sono le logiche del sistema incentivante e del pacchetto di benefits. Così sarà palese il contesto in cui si inserisce la propria retribuzione e sarà possibile dedurne il valore. I vantaggi di una corretta comunicazione sulla retribuzione aziendale però non sono solo questi. Un manager ben informato sosterrà tra i lavoratori una cultura comune su questo tema. La comprensione delle logiche retributive stimolerà l’attività e la produttività dei dipendenti, oltre a dimostrare la trasparenza dell’azienda sulla gestione della propria attività.

Quarantena Covid-19: quando posso richiedere il certificato medico?

Con il messaggio n.3653 del 9 ottobre, l’INPS ha chiarito che i datori di lavoro sono attualmente tenuti a considerare “malattia” solo l’incapacità temporanea a lavoro per una patologia in fase acuta che impedisca il regolare svolgimento dell’attività lavorativa. Pertanto la tutela previdenziale della malattia non è garantita dinanzi alle sole ordinanze e provvedimenti di autorità amministrative ma esclusivamente quando il lavoratore si trovi in un caso di malattia da Covid-19 certificata.

Vediamo meglio nel dettaglio tutte le situazioni.

Quarantena con provvedimento sanitario (Quarantena Sanitaria)

La quarantena è in linea generale considerata malattia e quindi dà diritto ad accedere alla prestazione previdenziale del caso. Per ottenere la copertura INPS è però necessaria la presenza di un provvedimento sanitario. Questo significa che a percepire il trattamento di malattia in quarantena sono esclusivamente i lavoratori contagiati oppure i soggetti in quarantena entrati a contatto con soggetti positivi e che sono stati certificati da una disposizione sanitaria. Il periodo non viene conteggiato ai fini del superamento del limite del comporto.

Quarantena spontanea (senza provvedimento sanitario)

Il lavoratore che teme un contagio può, autonomamente, decidere di mettersi in quarantena in via precauzionale. In questo caso però non ha diritto alla malattia, in quanto non è sottoposto a un provvedimento sanitario disposto da un’autorità competente che certifichi la presenza della malattia.

Zone rosse

Il lavoratore situato in un comune in cui è stata emanata un’ordinanza per limitare gli spostamenti o nei casi in cui l’azienda ha sede in una zona rossa, non ha diritto alla malattia. L’INPS ha chiarito che non è possibile riconoscere lo stato di malattia che spetta nei casi di quarantena e sorveglianza sanitaria disposti e certificati dalla ASL o dal medico di base. Nei casi specifici le aziende possono però ricorrere, per i propri lavoratori, alla CIG COVID o, laddove possibile, prevedere lo smartworking.

Lavoratori all’estero

Discorso analogo per i lavoratori che, per turismo o lavoro, si trovano all’estero impossibilitati a rientrare in Italia. Anche in questo caso i lavoratori in questione non hanno diritto alla malattia. Infatti, nella fattispecie, l’accesso alla tutela per malattia può realizzarsi solo tramite un procedimento eseguito dalle preposte autorità sanitarie del Paese di origine.

Lavoratori in Cig

Per il principio di prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia, il lavoratore non ha diritto alla malattia nei casi in cui è percettore di Cassa d’integrazione, CIGO, CIGS, CIGD o di assegno ordinario garantito dai fondi di solidarietà.

Cosa succede con lo smartworking?

In questo caso il discorso è molto semplice: nei casi in cui il lavoratore in quarantena continui a lavorare da casa non avrà diritto all’ indennità di malattia. Lo smartworking è generalmente incompatibile con la malattia.

La stessa cosa succede nei casi di sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili (art. 26, comma 2) che continuano a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, lavoro da remoto o smartworking. Pertanto in caso di quarantena il lavoratore dovrà fermarsi dall’attività lavorativa oppure rinunciare alla malattia.

Trovare lavoro dopo la laurea? Ecco alcuni consigli

La Laurea è un momento molto atteso per gli studenti e per i loro familiari, perché decreta il passaggio dallo stato di studente a quello futuro di lavoratore. Nella maggior parte dei casi questo passaggio non è immediato e coincide con l’inizio della ricerca di lavoro, che può essere più o meno lunga in base a diverse variabili non sempre calcolabili a priori. Mettersi alla ricerca di lavoro quando ci si è appena laureati può essere scoraggiante e allo stesso tempo impegnativo. Ci sono però alcuni consigli che possiamo darti una mano per aumentare le tue possibilità di trovare lavoro dopo la laurea. Vediamoli insieme.

  1. Cv, lettera di presentazione e Colloquio di lavoro

Il primo step è quello di verificare in che stato di aggiornamento è il tuo Curriculum Vitae. Il Cv è il tuo biglietto da visita da inviare alle aziende, tienilo sempre aggiornato con le ultime esperienze formative e lavorative. Cerca di personalizzarlo senza però esagerare. Sii chiaro e conciso e dai priorità alle tue ultime esperienze.

Ricorda di scrivere una lettera di presentazione per ogni offerta di lavoro. Evita di fare copia e incolla e cerca di essere sincero, originale. Non esiste una lettera di presentazione generica, ma il consiglio è di personalizzarla per ogni posizione lavorativa.

Ti hanno chiamato per un colloquio di lavoro? Informati sull’azienda per cui farai il colloquio e non arrivare impreparato, sii entusiasta e motivato nell’ottenere quel posto di lavoro. Non arrivare tardi, vestiti bene e, possibilmente, vai senza accompagnatori.

  1. Orientamento e Counselling

Il Curriculum Vitae non basta per cercare lavoro. Ci vuole infatti determinazione e chiarezza su cosa stai cercando. Non di rado capita che usciti dall’università si può essere ancora molto confusi sul proprio futuro lavorativo. A questo proposito, possono darti una mano i servizi di orientamento e counselling dei Centri per l’impiego e delle Agenzie per il lavoro. Quest’ultime, insieme ad un colloquio conoscitivo, possono prepararti un bilancio delle competenze, verificare il tuo cv e indirizzarti su offerte di lavoro o di formazione più idonee al tuo profilo.

  1. Career Day e Recruiting Day

I Career Day sono un’ottima occasione per farsi conoscere e fare dei colloqui con aziende interessate. Normalmente organizzati dalle università, sono molto frequentati dai neolaureati in cerca di occupazione. La partecipazione è gratuita.

I Recruiting Day vengono per lo più organizzati dalle Agenzie per il lavoro e dai Centri per l’impiego, che organizzano delle giornate di colloqui su determinate figure professionali. I Recruiting Day sono un’ottima occasione per trovare occupazione o in ogni caso farsi conoscere dalle Agenzie per il lavoro, sempre pronte ad offrire possibilità occupazionali.

  1. Corsi di formazione

Valutare un corso di formazione è una scelta che può ripagare a lungo termine. Se sei un neolaureato hai di fronte a te una vasta gamma di corsi di formazione che puoi decidere di fare, e la scelta a volte può essere propedeutica agli studi appena conclusi oppure no. Individua quali argomenti preferiresti approfondire o su quali vorresti specializzarti e ricorda che la formazione non si ferma appena trovato lavoro.

  1. Tirocini Extracurriculare

Molti neolaureati sperano di uscire dall’università e trovare subito il lavoro dei loro sogni o almeno un contratto a tempo determinato o indeterminato. La maggior parte delle aziende invece inseriscono i giovani in percorsi di tirocinio che, se fatti nel modo giusto, si rivelano la migliore strada per farti entrare nel mondo del lavoro. A differenza di quanto tu possa pensare, il tirocinio è una grande occasione per capire quali sono le tue potenzialità e il tuo grado di coinvolgimento in un determinato lavoro. Inoltre con il tirocinio imparerai sul campo quelle competenze trasversali che l’università non è in grado di insegnarti.

Come trovare lavoro: 5 cose da fare e 5 cose da evitare quando stai cercando lavoro

Spesso ci sentiamo dire che trovare lavoro è già un lavoro. Questo perchè la ricerca di lavoro è un vero e proprio impegno e come tale vanno rispettate alcune regole non scritte. Per cercare lavoro infatti, è importante prestare attenzione ad alcuni accorgimenti comportamentali da attuare e altri che è meglio evitare.

Ma quali sono le 5 cose da fare per cercare lavoro in maniera efficace?

  1. Cura il tuo Curriculum Vitae: Il CV è ancora oggi il principale “Passpartout” per il mondo del lavoro, quasi completamente scomparso nella sua versione cartacea, è però ancora molto richiesto nella versione digitale. E’ importante tenerlo costantemente aggiornato, prestando attenzione a non commettere errori di ortografia, cercando di essere sintetici ed esaustivi. Il consiglio è di non andare mai oltre 1 o 2 pagine.

Guarda i nostri consigli su come creare un curriculum vitae efficace

  1. Cura la tua immagine sul web: fino a qualche anno fa probabilmente nessuno avrebbe pensato di dover curare la propria immagine online. Oggi questo fattore è particolarmente importante anche per avere successo nella ricerca di lavoro. La maggior parte dei Recruiter verifica anche i profili social, le attività e le pubblicazioni. Quindi state attenti a cosa pubblicate!

 

  1. Crea e cura il tuo profilo Linkedin: anche Linkedin rientra nelle raccomandazioni per la cura dell’immagine sul web, ma merita una menzione a parte in quanto universalmente riconosciuto come il Social network professionale per eccellenza. Con Linkedin puoi trasporre il tuo profilo professionale sul web, entrare in contatto con professionisti di settore e dare visibilità alle tue esperienze e competenze. La quasi totalità dei Recruiter utilizza Linkedin per trovare candidati, è facile quindi capire il motivo per cui è importante prendersene cura.

 

  1. Crea un account per fare videochiamate: All’interno del processo di selezione i video colloqui sono sempre più diffusi e richiesti da parte dei selezionatori. Oggi, con l’emergenza dovuta alla diffusione del Coronavirus, il colloquio a distanza acquisisce ancora di più un’importanza strategica. Per questo motivo creando un account per fare videochiamate, arriverai preparato nel caso in cui il selezionatore ti richiederà di fare un video colloquio.

Guarda i nostri consigli su come affrontare un buon video colloquio

  1. Crea il tuo videocurriculum: In aggiunta al CV cartaceo, può essere di supporto nel processo di selezione un videocurriculum. La novità più rilevante consiste nel fatto che il classico curriculum vitae diventa una presentazione video. Tramite il Video Cv hai modo di illustrare al meglio il tuo profilo professionale e le tue capacità comunicative. Il video CV serve per suscitare l’interesse, la curiosità e aumentare le chance di essere contattato di persona.

Guarda i nostri consigli su come preparare un buon video curriculum

Quali le 5 cose che invece non dovresti fare quando stai cercando lavoro?

  1. Essere troppo informale: nei modi di fare e nel modo di vestirsi. L’occhio vuole la sua parte, vestirsi bene è già un ottimo biglietto da visita.

 

  1. Non impegnarsi: non documentarsi sull’azienda, non curare la propria igiene, arrivare in ritardo, prestare poca attenzione alla stesura del Cv o alla lettera di presentazione, sono tutte indicazioni che mostrano quanto tu ti sia impegnato in questa fase di ricerca.

 

  1. Mostrare poco interesse generale: stare al telefono in sala d’attesa, pettinarsi o truccarsi in pubblico, fumare e bere prima del colloquio, denotano una mancanza di interesse generale e di poca concentrazione per un evento importante quale può essere un colloquio di lavoro.

 

  1. Parlare senza pensare e interrompere spesso: è buona educazione lasciar finire di parlare, il selezionatore è molto interessato a quello che hai da dire, ma se sta parlando meglio lasciarlo finire. Allo stesso modo rispondi sempre coerentemente alle domande che ti vengono poste.

 

  1. Condividere troppe informazione, esagerare o addirittura giurare e spergiurare: sii sempre formale ed educato. Non dire più di quello che ti viene richiesto, almeno che non sia inerente alla domanda fatta dal selezionatore.

 

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Bonus formazione 4.0: l’aggiornamento delle competenze in ambito tecnologico per i dipendenti

La Legge di Bilancio 2020 ha prorogato il Bonus per le spese di formazione relative all’aggiornamento delle competenze dei dipendenti nell’ambito delle tecnologie dell’industria 4.0. La misura è volta a incentivare gli investimenti delle imprese in formazione del personale al fine di spronare il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese stesse.

La misura ricade nel “Piano Nazionale Impresa 4.0” e dà diritto al credito d’imposta per attività di formazione finalizzate all’acquisizione e al consolidamento di competenze in tecnologie quali: robotica avanzata e collaborativa, cloud e fog computing, big data e analisi dei dati, cyber security, simulazione e sistemi cyber fisici, realtà aumentata e realtà virtuale, internet delle cose e delle macchine, integrazione digitale dei processi, uso di stampanti 3D collegate a software digitali.

Tra le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2020, c’è l’eliminazione del vincolo dell’accordo sindacale aziendale o territoriale. Pertanto, per il riconoscimento del credito d’imposta, non è più necessario disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione in contratti collettivi aziendali o territoriali, viene rimosso così l’ostacolo principale per l’accesso al beneficio.

L’altra novità introdotta riguarda la misura del beneficio, che potrà arrivare al 60% per i dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati. Ma procediamo con ordine.

Il credito d’imposta è elargito in percentuale sulle spese relative alla formazione del personale dipendente, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore e alle giornate di formazione. La misura riconosciuta è così suddivisa:

  • 50% nel limite massimo annuale di 300.000 euro per le piccole imprese sulle spese ammissibili;
  • 40% nel limite massimo di 250.000 euro per le medie imprese sulle spese ammissibili;
  • 30% nel limite massimo di 250.000 euro per le grandi imprese sulle spese ammissibili;

Come anticipato, la misura può raggiungere il 60% nei casi di dipendenti svantaggiati e molto svantaggiati, ai sensi del decreto del 17 ottobre 2017 pubblicato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Rientrano nelle spese oggetto di agevolazioni anche quelle relative al personale dipendente che partecipi alle attività formative in qualità di docente o tutor. Nel suddetto caso le spese ammissibili non possono eccedere il 30% della retribuzione complessiva annua del dipendente.

Quali le imprese che possono godere dell’agevolazione?

Possono accedere al beneficio tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato italiano, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. Sono invece escluse le imprese in difficoltà ai sensi dell’articolo 2, punto 18), del regolamento (UE) n. 651/2014 e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del D.Lgs n. 231/2001.

Quali gli adempimenti richiesti alle aziende?

Sono richieste:

  1. una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte, i registri nominativi sottoscritti sia dal personale dipendente partecipante al corso, sia dai docenti o dal soggetto formatore esterno;
  2. La certificazione dei costi dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Anche le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque adempiere a tale obbligo di certificazione.

Infine, tutte le imprese che si avvalgono del credito d’imposta dovranno effettuare una comunicazione al Ministero dello Sviluppo economico, al solo scopo di consentire al Ministero di acquisire le informazioni necessarie per valutare la diffusione, l’efficacia e l’andamento della misura.