La Legge di Bilancio 2020 ha prorogato il Bonus per le spese di formazione relative all’aggiornamento delle competenze dei dipendenti nell’ambito delle tecnologie dell’industria 4.0. La misura è volta a incentivare gli investimenti delle imprese in formazione del personale al fine di spronare il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese stesse.

La misura ricade nel “Piano Nazionale Impresa 4.0” e dà diritto al credito d’imposta per attività di formazione finalizzate all’acquisizione e al consolidamento di competenze in tecnologie quali: robotica avanzata e collaborativa, cloud e fog computing, big data e analisi dei dati, cyber security, simulazione e sistemi cyber fisici, realtà aumentata e realtà virtuale, internet delle cose e delle macchine, integrazione digitale dei processi, uso di stampanti 3D collegate a software digitali.

Tra le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2020, c’è l’eliminazione del vincolo dell’accordo sindacale aziendale o territoriale. Pertanto, per il riconoscimento del credito d’imposta, non è più necessario disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione in contratti collettivi aziendali o territoriali, viene rimosso così l’ostacolo principale per l’accesso al beneficio.

L’altra novità introdotta riguarda la misura del beneficio, che potrà arrivare al 60% per i dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati. Ma procediamo con ordine.

Il credito d’imposta è elargito in percentuale sulle spese relative alla formazione del personale dipendente, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore e alle giornate di formazione. La misura riconosciuta è così suddivisa:

  • 50% nel limite massimo annuale di 300.000 euro per le piccole imprese sulle spese ammissibili;
  • 40% nel limite massimo di 250.000 euro per le medie imprese sulle spese ammissibili;
  • 30% nel limite massimo di 250.000 euro per le grandi imprese sulle spese ammissibili;

Come anticipato, la misura può raggiungere il 60% nei casi di dipendenti svantaggiati e molto svantaggiati, ai sensi del decreto del 17 ottobre 2017 pubblicato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Rientrano nelle spese oggetto di agevolazioni anche quelle relative al personale dipendente che partecipi alle attività formative in qualità di docente o tutor. Nel suddetto caso le spese ammissibili non possono eccedere il 30% della retribuzione complessiva annua del dipendente.

Quali le imprese che possono godere dell’agevolazione?

Possono accedere al beneficio tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato italiano, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. Sono invece escluse le imprese in difficoltà ai sensi dell’articolo 2, punto 18), del regolamento (UE) n. 651/2014 e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del D.Lgs n. 231/2001.

Quali gli adempimenti richiesti alle aziende?

Sono richieste:

  1. una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte, i registri nominativi sottoscritti sia dal personale dipendente partecipante al corso, sia dai docenti o dal soggetto formatore esterno;
  2. La certificazione dei costi dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Anche le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque adempiere a tale obbligo di certificazione.

Infine, tutte le imprese che si avvalgono del credito d’imposta dovranno effettuare una comunicazione al Ministero dello Sviluppo economico, al solo scopo di consentire al Ministero di acquisire le informazioni necessarie per valutare la diffusione, l’efficacia e l’andamento della misura.