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The shape of work

Assunzioni: le cifre del primo quadrimestre 2021

I dati forniti da Ministero del Lavoro e Banca d’Italia confermano che tra gennaio e aprile il saldo tra attivazioni e cessazioni è positivo per 131mila posizioni di lavoro, a fronte delle oltre 230mila perse nello stesso periodo dell’anno precedente, anche se rimane molto da fare per ritornare alle cifre pre-Covid.


Com’è iniziato il 2021 per i lavoratori?


I settori più sofferenti in questo periodo sono i servizi privati e il turismo, dove è l’occupazione femminile ad aver subito un rallentamento più severo. Il settore che invece mantiene i livelli di assunzione in linea con il mercato pre-Covid è quello manifatturiero e delle costruzioni, da cui deriva l’80% dei nuovi posti di lavoro del primo quadrimestre. I primi mesi dell’anno, forse anche a causa dell’incertezza portata dal Coronavirus, hanno segnato una brusca interruzione del miglioramento del mercato del lavoro, trend tornato in positivo con l’arrivo della bella stagione e l’assestamento della situazione sanitaria. Senza pandemia si calcola che oggi ci sarebbero 500mila nuovi post di lavoro in più a tempo determinato, mentre per gli impieghi a tempo indeterminato il rallentamento è calcolato intorno ai 100mila posti di lavoro.


Il blocco dei licenziamenti è stato utile?


Il blocco dei licenziamenti si è dimostrato una misura adeguata ai mesi difficili che ha affrontato il nostro Paese. Dalla sua entrata in vigore nel marzo 2020 si stima che siano stati mantenuti 240mila posti lavoro l’anno scorso e 120mila nei primi quattro mesi del 2021, andando ad abbassare persino la quota media di contratti conclusi tra il 2014 e il 2019. Ciò nonostante, come ha analizzato la Commissione Europea nelle sue raccomandazioni di primavera, questa misura avvantaggia principalmente i lavoratori a tempo indeterminato, non offrendo un supporto massiccio a somministrati e stagionali o a chi ha un contratto a tempo determinato.

Le novità del mondo del lavoro post Covid-19 in Italia: cosa, chi e come

Cos’è cambiato?

Tante cose si sono trasformate a causa del Covid-19 e il mondo del lavoro non fa eccezione. Si sono modificati l’approccio alla propria mansione, le modalità di attività, le necessità del mercato in base alle nuove esigenze dei consumatori. L’economia ha fatto emergere il bisogno di nuove professioni e ha aumentato la richiesta di alcune già esistenti.


Chi sono i più richiesti?

LinkedIn, il social network dedicato al mondo del lavoro e dei professionisti, ha analizzato i dati relativi alle offerte di lavoro pubblicate sulla sua piattaforma tra febbraio e marzo di quest’anno per stilare la classifica dei ruoli lavorativi più richiesti dal mercato nel nostro Paese.
In Italia i più ricercati dalle aziende sono sviluppatori e ingegneri del software insieme a tutto il settore dell’It services e del corporate service. A seguire si trova il settore delle costruzioni, il legale, il manufacturing e i lavori legati all’ambito hardware e networking.


Dal lato opposto di chi cerca lavoratori si pone chi offre le proprie competenze e talenti.
Secondo l’indagine di LinkedIn, i ruoli in crescita sono quelli dei Javascript Developer, degli addetti al back office e del settore delle vendite insieme ad account manager, architetti e mechanical design.
Aumenta anche il numero degli agenti immobiliari e delle figure protagoniste del digital: ingegneri software, web, full stank engineer, system engineer e sviluppatori back end.


Come sono cambiate le esigenze dei lavoratori?

Nel nostro Paese LinkedIn ha svolto un ulteriore ricerca, grazie a Censuswide, dal titolo Workforce Confidence Index. L’obiettivo dell’indagine è evidenziare il cambiamento dell’approccio al lavoro causato dalla pandemia.
Dai risultati emersi dallo studio emerge che gli italiani non ritengono che la retribuzione sia un fattore imprescindibile da valutare per definire un lavoro di qualità o meno, dato che non svetta sul podio dei requisiti per un lavoro ideale.
La flessibilità di orari e luogo dell’attività, invece, sono considerati molto importanti.
Nella classifica delle nuove priorità si colloca anche una voce strettamente legata alla precedente: l’equilibrio tra vita personale e lavorativa, il cosiddetto worklife balance.
A seguire si trova la possibilità di creare relazioni professionali capaci di portare beneficio al lavoratore, apportando un valore aggiunto alla sua vita.
In un mercato sempre più liquido è ritenuto indispensabile anche svolgere un impiego che permetta di acquisire competenze riutilizzabili in altri contesti e occupazioni.
Guadagnano infine importanza anche la cultura aziendale rispetto alle tematiche ambientali e l’impatto sociale della propria impresa.

Le nuove professioni: come trovare quella giusta per la propria attività

La digitalizzazione comporta la nascita di nuove figure professionali, personale capace di sfruttare le ottime opportunità fornite dalla tecnologia. Sempre più spesso, anche in Italia, compaiono impieghi come per esempio CPO, Chief IoT Officer, Chief Happiness Officer, Automation Architect: ruoli che rispondono ai cambiamenti di un mondo del lavoro in cui le aziende più visionarie, per raggiungere i loro obiettivi, cercano o sviluppano ruoli professionali su misura per le proprie esigenze.


Una volta compreso di cosa si ha bisogno, come è possibile trovare il proprio talento?


Talvolta ciò di cui si ha bisogno è già a portata di mano. Prima di iniziare una ricerca all’esterno, è bene valutare i dipendenti che già lavorano nella propria impresa. È possibile che alcuni di loro presentino già le caratteristiche perfette per ricoprire il ruolo che si desidera, bisogna solamente motivare il lavoratore a impegnarsi nella nuova mansione e aiutarlo nel rafforzare le skills richieste. Nel caso in azienda manchino le figure necessarie, ci si può rivolgere alle agenzie interinali per selezionare i candidati più promettenti. Data la recente comparsa di questi ruoli, o la loro creazioni ad hoc, per capire come scovare l’esperto di cui si necessità, è utile affidarsi ad esperti che attivino una ricerca ad ampio spettro. Per non limitare l’indagine solo a chi si riconosce nel titolo richiesto, è bene concentrarsi anche sulle soft skills e sulle caratteristiche basilari del nuovo professionista. In questo modo si potranno valutare persone che attualmente svolgono un altro incarico, eppure coincidono perfettamente con le necessità della propria società.


Dall’assunzione alla crescita professionale


Che la risorsa si sia trovata all’interno dell’impresa o che la si abbia assunta ex novo, rimane importante capire come retribuire una figura che non sempre ha un percorso di carriera definito. Per questo è opportuno sviluppare un piano di crescita professionale ed economica che si sviluppi nel tempo, così da mantenere sempre alta la motivazione del proprio nuovo talento.