Da fine gennaio Governo e sindacati si stanno confrontando sul problema delle pensioni per le carriere discontinue.
Nell’attuale mercato del lavoro è comune per giovani e donne avere ampi periodi contributivi scoperti, perciò queste fasce di popolazione rappresentano i soggetti più deboli del sistema previdenziale. A tal proposito l’Ocse ha già segnalato che nel Belpaese, tra qualche anno, si rischia di andare in pensione non prima dei 70 anni con assegni anche al di sotto della soglia di povertà. Per evitare la nascita di una generazione di pensionati indigenti il Governo e i sindacati stanno lavorando su un ventaglio di proposte in grado di correggere le disposizioni della Legge Fornero, sempre rimanendo nell’ottica del sistema contributivo.

Le proposte sul tavolo

In questi giorni le opzioni discusse hanno riguardato una pensione di garanzia che tenga conto dei periodi contributivi scoperti, come per esempio quelli di formazione, andando a integrare l’assegno per raggiungere una soglia quanto meno vicina ai mille euro. Un’altra possibilità è quella di fornire una pensione proporzionale agli effettivi anni di contribuzione (o a quelli valorizzati) e all’età del ritiro, rimanendo in linea con le direttive del sistema contributivo. A queste iniziative si somma la proposta dei sindacati di riconoscere l’attività di cura non retribuita delle donne. Avanza così l’idea di attribuire 12 mesi di anticipo sul pensionamento per ogni figlio e di riconoscere un bonus pensionistico per i periodi di maternità e di sostegno famigliare a disabili e non-autosufficienti.

Lo scoglio

L’incognita dei costi complica le trattative sulla soluzione migliore per le future pensioni. Per Palazzo Chigi la risoluzione del tavolo tecnico deve permettere di mantenere in uso il sistema contributivo senza pesare troppo sui conti dello Stato: il Ministero dell’Economia si riserva di quantificare l’impatto finanziario di ogni proposta prima di pronunciarsi, mentre sul fronte opposto i sindacati premono anche per anticipare l’età pensionabile a 62 o 63 anni. Dunque, rimane ancora molto su cui dibattere, ma il tempo stringe. È fondamentale trovare una soluzione in tempo utile per il Def di aprile, così da poter inserire la proposta approvata nella manovra economica del prossimo autunno e rendere operativo il provvedimento all’inizio del 2023, data di scadenza della Quota 102.