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Come trovare lavoro: 5 cose da fare e 5 cose da evitare quando stai cercando lavoro

Spesso ci sentiamo dire che trovare lavoro è già un lavoro. Questo perchè la ricerca di lavoro è un vero e proprio impegno e come tale vanno rispettate alcune regole non scritte. Per cercare lavoro infatti, è importante prestare attenzione ad alcuni accorgimenti comportamentali da attuare e altri che è meglio evitare.

Ma quali sono le 5 cose da fare per cercare lavoro in maniera efficace?

  1. Cura il tuo Curriculum Vitae: Il CV è ancora oggi il principale “Passpartout” per il mondo del lavoro, quasi completamente scomparso nella sua versione cartacea, è però ancora molto richiesto nella versione digitale. E’ importante tenerlo costantemente aggiornato, prestando attenzione a non commettere errori di ortografia, cercando di essere sintetici ed esaustivi. Il consiglio è di non andare mai oltre 1 o 2 pagine.

Guarda i nostri consigli su come creare un curriculum vitae efficace

  1. Cura la tua immagine sul web: fino a qualche anno fa probabilmente nessuno avrebbe pensato di dover curare la propria immagine online. Oggi questo fattore è particolarmente importante anche per avere successo nella ricerca di lavoro. La maggior parte dei Recruiter verifica anche i profili social, le attività e le pubblicazioni. Quindi state attenti a cosa pubblicate!

 

  1. Crea e cura il tuo profilo Linkedin: anche Linkedin rientra nelle raccomandazioni per la cura dell’immagine sul web, ma merita una menzione a parte in quanto universalmente riconosciuto come il Social network professionale per eccellenza. Con Linkedin puoi trasporre il tuo profilo professionale sul web, entrare in contatto con professionisti di settore e dare visibilità alle tue esperienze e competenze. La quasi totalità dei Recruiter utilizza Linkedin per trovare candidati, è facile quindi capire il motivo per cui è importante prendersene cura.

 

  1. Crea un account per fare videochiamate: All’interno del processo di selezione i video colloqui sono sempre più diffusi e richiesti da parte dei selezionatori. Oggi, con l’emergenza dovuta alla diffusione del Coronavirus, il colloquio a distanza acquisisce ancora di più un’importanza strategica. Per questo motivo creando un account per fare videochiamate, arriverai preparato nel caso in cui il selezionatore ti richiederà di fare un video colloquio.

Guarda i nostri consigli su come affrontare un buon video colloquio

  1. Crea il tuo videocurriculum: In aggiunta al CV cartaceo, può essere di supporto nel processo di selezione un videocurriculum. La novità più rilevante consiste nel fatto che il classico curriculum vitae diventa una presentazione video. Tramite il Video Cv hai modo di illustrare al meglio il tuo profilo professionale e le tue capacità comunicative. Il video CV serve per suscitare l’interesse, la curiosità e aumentare le chance di essere contattato di persona.

Guarda i nostri consigli su come preparare un buon video curriculum

Quali le 5 cose che invece non dovresti fare quando stai cercando lavoro?

  1. Essere troppo informale: nei modi di fare e nel modo di vestirsi. L’occhio vuole la sua parte, vestirsi bene è già un ottimo biglietto da visita.

 

  1. Non impegnarsi: non documentarsi sull’azienda, non curare la propria igiene, arrivare in ritardo, prestare poca attenzione alla stesura del Cv o alla lettera di presentazione, sono tutte indicazioni che mostrano quanto tu ti sia impegnato in questa fase di ricerca.

 

  1. Mostrare poco interesse generale: stare al telefono in sala d’attesa, pettinarsi o truccarsi in pubblico, fumare e bere prima del colloquio, denotano una mancanza di interesse generale e di poca concentrazione per un evento importante quale può essere un colloquio di lavoro.

 

  1. Parlare senza pensare e interrompere spesso: è buona educazione lasciar finire di parlare, il selezionatore è molto interessato a quello che hai da dire, ma se sta parlando meglio lasciarlo finire. Allo stesso modo rispondi sempre coerentemente alle domande che ti vengono poste.

 

  1. Condividere troppe informazione, esagerare o addirittura giurare e spergiurare: sii sempre formale ed educato. Non dire più di quello che ti viene richiesto, almeno che non sia inerente alla domanda fatta dal selezionatore.

 

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Bonus formazione 4.0: l’aggiornamento delle competenze in ambito tecnologico per i dipendenti

La Legge di Bilancio 2020 ha prorogato il Bonus per le spese di formazione relative all’aggiornamento delle competenze dei dipendenti nell’ambito delle tecnologie dell’industria 4.0. La misura è volta a incentivare gli investimenti delle imprese in formazione del personale al fine di spronare il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese stesse.

La misura ricade nel “Piano Nazionale Impresa 4.0” e dà diritto al credito d’imposta per attività di formazione finalizzate all’acquisizione e al consolidamento di competenze in tecnologie quali: robotica avanzata e collaborativa, cloud e fog computing, big data e analisi dei dati, cyber security, simulazione e sistemi cyber fisici, realtà aumentata e realtà virtuale, internet delle cose e delle macchine, integrazione digitale dei processi, uso di stampanti 3D collegate a software digitali.

Tra le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2020, c’è l’eliminazione del vincolo dell’accordo sindacale aziendale o territoriale. Pertanto, per il riconoscimento del credito d’imposta, non è più necessario disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione in contratti collettivi aziendali o territoriali, viene rimosso così l’ostacolo principale per l’accesso al beneficio.

L’altra novità introdotta riguarda la misura del beneficio, che potrà arrivare al 60% per i dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati. Ma procediamo con ordine.

Il credito d’imposta è elargito in percentuale sulle spese relative alla formazione del personale dipendente, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore e alle giornate di formazione. La misura riconosciuta è così suddivisa:

  • 50% nel limite massimo annuale di 300.000 euro per le piccole imprese sulle spese ammissibili;
  • 40% nel limite massimo di 250.000 euro per le medie imprese sulle spese ammissibili;
  • 30% nel limite massimo di 250.000 euro per le grandi imprese sulle spese ammissibili;

Come anticipato, la misura può raggiungere il 60% nei casi di dipendenti svantaggiati e molto svantaggiati, ai sensi del decreto del 17 ottobre 2017 pubblicato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Rientrano nelle spese oggetto di agevolazioni anche quelle relative al personale dipendente che partecipi alle attività formative in qualità di docente o tutor. Nel suddetto caso le spese ammissibili non possono eccedere il 30% della retribuzione complessiva annua del dipendente.

Quali le imprese che possono godere dell’agevolazione?

Possono accedere al beneficio tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato italiano, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. Sono invece escluse le imprese in difficoltà ai sensi dell’articolo 2, punto 18), del regolamento (UE) n. 651/2014 e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del D.Lgs n. 231/2001.

Quali gli adempimenti richiesti alle aziende?

Sono richieste:

  1. una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte, i registri nominativi sottoscritti sia dal personale dipendente partecipante al corso, sia dai docenti o dal soggetto formatore esterno;
  2. La certificazione dei costi dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Anche le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque adempiere a tale obbligo di certificazione.

Infine, tutte le imprese che si avvalgono del credito d’imposta dovranno effettuare una comunicazione al Ministero dello Sviluppo economico, al solo scopo di consentire al Ministero di acquisire le informazioni necessarie per valutare la diffusione, l’efficacia e l’andamento della misura.

Cos'è e come funziona la Cassa Integrazione Guadagni?

La cassa d’integrazione è un ammortizzatore sociale che sostituisce la retribuzione dei lavoratori a cui è stata sospesa o ridotta l’attività lavorativa, a causa di eventi transitori e non imputabili all’impresa o per crisi aziendale, riorganizzazione.

Il suo scopo è quello di proteggere i posti di lavoro durante crisi e particolari situazioni momentanee, consentendo alle imprese di superare situazioni di difficoltà o di ristrutturazione, senza sostenere il costo del lavoro e senza disperdere il proprio patrimonio di risorse umane.

La CIG si distingue in ordinaria (CIGO) e straordinaria (CIGS) a seconda della situazione in cui è destinata a intervenire.

La CIGO interviene in caso di riduzione d’orario o sospensione dell’attività lavorativa causate da eventi transitori non imputabili all’impresa o ai dipendenti.

La CIGS interviene in caso di riduzione d’orario o sospensione lavorativa dovute a riorganizzazione o crisi aziendale.  

Ma come funziona?

I lavoratori possono subire, da parte dell’impresa in cui lavorano, un intervento di riduzione dell’orario di lavoro o di sospensione dal lavoro (cassa a zero ore).

La Cassa Integrazione interviene e integra, oppure sostituisce, la retribuzione dei lavoratori cui è stata sospesa o ridotta l’attività lavorativa.

La rimunerazione di quelle ore è, in linea generale, garantita all’80 per cento dello stipendio che spetterebbe normalmente per ora lavorata.

La Cassa d’integrazione è erogata direttamente al lavoratore dalla sua azienda, che poi riceverà conguaglio da parte dell’INPS. Se l’azienda dovesse trovarsi in particolari difficoltà, il pagamento può essere erogato direttamente dall’INPS.

Come viene finanziata la Cassa d’integrazione?

In base alla tipologia, può essere finanziata dai contributi aggiuntivi versati dai lavoratori e dalle aziende oppure dalla fiscalità generale, ovvero dalle imposte che paghiamo tutti.

Non tutte le imprese possono accedere alla CIGO e/o alla CIGS. La CIG nasce quale strumento riservato alle imprese industriali e per alcune tipologie di aziende di grandi dimensioni del settore terziario.

Nei settori esclusi dalla CIG si sono affermati strumenti di tutela alternativi quale, ad esempio, il Fondo di Solidarietà Bilaterale (FSB), e il Fondo di Integrazione Salariale (F.I.S). Tuttavia, non tutti i settori sono coperti da ammortizzatori sociali. In questi casi particolari, le Regioni e le provincie autonome possono concedere un trattamento di Cassa integrazione in deroga.

Quale la situazione verificatasi per contrastare le conseguenze della pandemia?

In conseguenza dell’emergenza epidemiologica le Regioni e le Provincie autonome hanno potuto riconoscere trattamenti di cassa di integrazione salariale in deroga.

Sono destinatari della Cassa d’integrazione in deroga tutti i lavoratori del settore privato, inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non si trovino applicazione le tutele previste in materie di sospensione o riduzione di orario. Sono esclusi dall’applicazione della CIG in deroga i datori di lavoro domestico.

Possono fare richiesta tutte le aziende che avevano attivato il trattamento di cassa integrazione straordinaria e quelle che hanno in corso l’assegno di solidarietà. L’attivazione della nuova CIGO sostituisce la CIGS in corso e può riguardare anche i lavoratori beneficiari delle integrazioni salariali straordinarie a totale copertura dell’orario di lavoro.

Per tutti i datori di lavori iscritti al Fondo Integrazione con assegno di solidarietà al 23 febbraio, è possibile fare domanda di trattamento ordinario.

Devono presentare la domanda per la Cassa Integrazione in deroga le aziende del settore privato per i quali non si trovi applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario.

Sia per la CIG ordinaria che per la CIG in deroga il trattamento salariale poteva e può essere richiesto, per un periodo massimo di 9 settimane nell’arco temporale che va dal 23.02.2020 al 31.08.2020. Periodo incrementabile di altre 5 settimane, sempre richiedibili nello stesso periodo. Una ulteriore integrazione di 4 settimane è subordinata alle condizioni stabilite nell’aggiornamento del D.L. n. 18/2020.

Per fronteggiare l’emergenza Covid il legislatore ha introdotto anche la Cassa integrazione Covid – 19, al fine di garantire un ulteriore mese di integrazione salariale senza interruzione di continuità rispetto alle 14 già fruite. La proroga stabilita dal Governo non aumenta il numero di settimane richiedibili, che rimane a 18, ma offre la possibilità di utilizzare l’intero periodo senza dover attendere il bimestre settembre/ottobre, a cui erano destinate le ultime 4 settimane integrabili.